martedì 4 marzo 2014

Il cucciolo di gatto

Tradizionalmente consideriamo il gatto come un “animale territoriale”, ma non è del tutto vero, perché riesce ad instaurare relazioni con alcuni membri del suo nucleo familiare che lui considera “i suoi preferiti”.
Un altro falso mito da sfatare sul gatto è che il gatto sia un “animale indipendente”, perché non bastano pochi minuti di attenzione al giorno: un gatto è un impegno! Soprattutto è bene non limitare ad una sola stanza lo spazio per il gatto, ma rispettare le sue esigenze territoriali (suddivide la casa in zone: la zona gioco, la zona pappa, la zona riposo e la zona toilette).

È importante non adottare un gatto prima dell’ottava settimana di vita, questo perché prima di questo periodo non è ancora stato terminato lo svezzamento, perciò non sono ancora state impartite alcune lezioni comportamentali da parte della mamma gatta.
Infatti la mamma gatta inizia ad impartire le sue “lezioni” fin dalla terza settimana di età, insegnando a ritrarre le unghie e a regolare la forza del morso. I cuccioli che sono stati separati precocemente dalla madre avranno qualche difficoltà in più a comprendere cosa è corretto e cosa non è corretto fare.
Inoltre cuccioli portati via precocemente alla madre potrebbero avere dei deficit di autocontrollo (mordicchia menti a mani e piedi dei proprietari, graffi, danni in casa e ipermotricità) perché non hanno vissuto quella fase in cui “giocando si impara” e la mamma si pone come moderatore interrompendo gli atti scorretti e punendo con piccoli colpetti sul naso.
Può anche persistere il comportamento della “poppata” secondo cui il gattino succhia i tessuti o la cute dei proprietari, simulando così il momento della poppata con la mamma.

L’educazione del gattino
 Il gatto non è un animale “da branco”, ma è un cacciatore solitario, perciò non è propenso a seguire gli ordini del capobranco.
Si può però insegnare al gatto a non graffiare mobili, poltrone, divano oppure a non salire sul tavolo o appendersi alla tende. Tutti quei comportamenti che rendono difficile la convivenza tra uomo e gatto possono essere rieducati o livellati, anche grazie all’aiuto del veterinario.
Come punire il gatto? Ha senso punire il gatto solo se lo si coglie sul fatto, altrimenti non sarà in grado di associare il nostro rimprovero alla sua azione e non comprenderà che essa è sbagliata.
Lo si può punire con lievi colpetti del dito sul muso (ricorda i rimproveri della madre durante lo svezzamento) oppure con tempestivi spruzzi d’acqua accompagnati da severi “NO!”.
Per ovviare ad alcuni danni che il gatto può causare in casa si consiglia di acquistare gli “alberi da gatto” dove potrà affilare gli artigli ed esprimere la sua natura felina saltando dalle varie altezze offerte dalle mensoline dell’albero.

Alcune patologie di comportamento del gatto
Sindrome da privazione sensoriale: è causata dall’assenza di contatti e stimoli durante i primi mesi di vita, questo non permette al gattino di acquisire gli strumenti necessari per reagire alle nuove esperienze. Il problema insorge quando il gattino viene trasferito in un ambiente molto diverso da quello dove è cresciuto: il micio avrà paura di ogni esperienza nuova.
Ansia da luogo chiuso: ne soffrono quei gatti abituati a vivere all’esterno e che improvvisamente si trovano a vivere in un luogo chiuso. Reagiscono cercando costantemente una via di fuga.

È importante consultare il veterinario in caso di situazioni difficili. Lui sarà in grado di consigliarci quali provvedimento adottare per migliorare la situazione di disagio che sta vivendo il nostro gatto.

I gatti del canile
Noi, come canile, abbiamo la fortuna di avere, tra le nostre volontarie, una balia.
Ma cosa fa una balia? Una balia accoglie, cura e cresce cuccioli ritrovati abbandonati o strappati via dalla madre e che senza di lei non potrebbero sopravvivere. Suo compito è nutrirli e accudirli finchè questi non raggiungeranno l’età per essere adottati (circa 3 mesi).
La balia è una mamma a tutti gli effetti!
I gattini allevati da una balia sono gattini speciali perché sono stati allevati da una mamma umana e non da una mamma gatta perciò sono totalmente privi dell’imprinting felino. È una cosa grave? Assolutamente no! Il gatto allevato da una balia ha un’estrema fiducia nell’uomo perché è la specie che gli ha fatto da genitore, però (mancando di imprinting) non conosce la gravità dei pericoli (nozioni che sono impartite dalla mamma gatta) perciò è necessario che chi adotta un gattino orfano di mamma gatta sia scrupoloso e attento alla sua crescita, soprattutto nel primo anno di età, per esempio non permettendogli di uscire e facendogli condurre una vita totalmente casalinga.
Il gatto allevato da una balia non è diverso da un gatto regolarmente allevato dalla mamma gatta è solo un po’ più spericolato e meno intimorito dalle nuove esperienze. Serve solo un briciolo di attenzione in più!

Altre volte ci è capitato di accogliere gattini provenienti dalla strada, regolarmente cresciuti e poi svezzati dalla mamma gatta, che sono dunque un po’ più selvatici rispetto ai gatti domestici.

Gatti come loro sono stati adottati e gli adottanti ci hanno confermato che nel giro di poco tempo si sono ambientati nella nuova casa capendo che la mano del padrone non è un pericolo, ma spesso portatrice di cibo o coccole. In questi casi serve solo un po’ di pazienza e rispettare i tempi di adattamento del gatto che, si sa, è un animale che digerisce lentamente i cambiamenti.

 

Grazie per aver letto quest post!
Speriamo che questa piccola rubrica curata dai nostri volontari sia stata utile ed interessante.
Se pensate che ci sia qualche argomento che non abbiamo ancora trattato e che potrebbe essere interessante  da trattare in questa rubrica, allora scriveteci al nostro indirizzo email: rifugiolacuccia@gmail.com
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